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Sono stati i canoisti che rientravano in porto a dare l’allarme, il pomeriggio del 28 dicembre scorso: parte della falesia, la costa rocciosa del promontorio di Anzio, è venuta giù portando con sé una parte della villa romana che dal I secolo a. C. svetta sulla fascia costiera. Lo stesso luogo in cui si dice Nerone si trovasse al momento del grande incendio di Roma dell’anno 64 (Tacito, Annales, XV.39).

La fanciulla di Anzio

Questa volta il crollo non ha svelato sorprese, com’era accaduto nel 1878: allora una violenta mareggiata si era abbattuta sulle mura della villa e, ritirandosi, ne aveva distrutto una parte svelando un’area non esplorata e riportando alla luce la statua ellenistica di una fanciulla, conservata a Palazzo Massimo.
Oggi sulla battigia ci sono solo un cumulo di macerie, sabbia e spazzatura. E gruppi di curiosi che si avvicinano per dare un’occhiata, per nulla intimoriti dal piccolo foglio applicato sulla parete scoscesa con cinque puntine da disegno, che proclama il divieto di transito e di accesso alla zona.
“Sono anni che il mare mangia la costa in assenza di manutenzione adeguata – afferma qualcuno – Quando si avvicina l’estate, e quindi i turisti paganti, la spiaggia viene ricostruita sparando sabbia pescata dai fondali ma in autunno e in inverno tutto viene lasciato in balìa del tempo e del mare, che risucchia tutto”.

Patrizio Colantuono, presidente del Museo dello sbarco di Anzio e recente promotore di una petizione per la tutela dell’area, aveva dichiarato a caldo: “Purtroppo la villa di Nerone, che sorge sulla costa, è in balia degli agenti atmosferici in particolare dell’erosione costiera. In molti temiamo che presto crollerà anche l’arcata residua di quello che veniva chiamato Arco Muto che si erge, sempre più in bilico, sulla spiaggia“.
restauri in occasione del Giubileo non sono evidentemente bastati.

Ulteriori interventi ancora non eseguiti per l’intera area erano stati definiti già nel 2007 dall’Accordo di Programma Quadro “Difesa del Suolo e Tutela della Costa”, stipulato tra il Governo italiano e la Regione Lazio, con lo stanziamento di una cifra pari a un milione di euro per provvedere ad “opere di difesa dell’antico porto neroniano“.

Ma il problema di Anzio sembra andare oltre una mera questione di conservazione del patrimonio archeologico, viste le gravi mancanze in materia di pubblica sicurezza e di prevenzione del dissesto idrogeologico.
Non ultima l’approvazione del megaprogetto del nuovo porto turistico, che prevede un aumento vertiginoso di posti barca per yacht. Goletta Verde e Legambiente Lazio hanno già denunciato che l’opera potrebbe cambiare irreversibilmente il corso delle correnti marine, con effetti incalcolabili e imprevedibili che probabilmente alimenteranno l’attività d’erosione.

Il pezzo è anche su Paese Sera del 6 gennaio 2012 e nella sezione Innoventure di t3nta.mag

Il reportage fotografico è di Carlotta Bassoli, archeologa.

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